Dovremmo avere più “selfie-control”! Una frase che mi ha fatto sorridere, pensando all’amata tanto quanto criticata moda dei selfie. Ma poi mi sono chiesta: qual è il nostro rapporto con le foto e con quel filo conduttore che unisce il passato al presente?

La fotografia, quella stampata

Se è vero che, ai miei tempi, in occasione della Cresima il regalo più gettonato era la macchinetta fotografica digitale, in verità scattare fotografie non era uno dei miei principali interessi.

Forse perché, per infinite volte, nelle vacanze di famiglia vivevo la fotografia solo dal lato frontale dell’obiettivo, costretta dall’irremovibile intenzione di mio padre che <<se c’è un bel paesaggio, le mie figlie devono mettercisi in posa davanti e io lo fotograferò!>>. Ogni volta, eccolo che pronunciava le sue direttive: <<Allora bambine, sorridete in modo naturale e mostrate un pochettino i denti, meglio girate a tre quarti e con una mano sul fianco>>. Che razza di situazioni!
Eppure…una certa curiosità stava germogliando silenziosamente in me.
E ora, non ti ritrovi anche tu con una quasi totalità di foto tutte somiglianti?!

Lucia da bambina, in posa per le foto scattate da suo padre

Solo a 17 anni, quando sono iniziati i primi viaggi in autonomia e le prime vacanze studio all’estero, ecco che le foto le facevi proprio di gusto e direi quasi con orgoglio. Non contavano i paesaggi, le luci spettacolari o gli scorci imperdibili, ma era forte il desiderio di catturare l’atmosfera emozionale del momento. Foto inconfondibili che mi fanno rivivere la spensieratezza più totale, un tempo di relazioni importanti, e che restano significative più di qualsiasi paesaggio.

Momenti di spensieratezza e felicità dei viaggi adolescenziali di Lucia

Dalla macchinetta al telefonino

E poi? Eccoli, gli anni 2000, quelli in cui un telefonino con fotocamera e schermo a colori iniziava ad essere non più un sogno, ma parte del tuo quotidiano, fosse pure per inviare foto.. tramite quei costosissimi mms (li avevi rimossi, vero?!). Perché allora erano loro l’unica possibilità di condividere un’immagine velocemente, dal momento che di connessioni internet non c’era l’ombra!
Iniziava quell’epoca in cui quel mezzo così agile e giocoso che era il cellulare a colori, ti metteva voglia di scattare foto senza pretese, come brioso fermo immagine del momento, non per forza da condividere con gli altri, ma piuttosto da poterti godere e riguardare in qualsiasi momento.

Io, te e lui…il selfie!

L’utilizzo dei social ha preso campo nella mia vita in concomitanza con la maternità. D’altro canto, persino agli albori non aveva senso utilizzare un social senza rimpinzarlo di foto! Quelle immagini condivise nei social, ti permettevano un riscontro immediato e diretto e ti faceva sentire più vivo!
Così per tanto tempo mi sono fatta prendere la mano anche io, risucchiata da quella moda, diventata poi abitudine, di scattare un selfie, di fotografare e condividere l’attività del momento seppur con la certezza che il destinatario – tutto sommato –  potesse benissimo farne a meno!

Due ragazze si scattano un selfie al mare

E questi tanti, tantissimi scatti, che fine hanno fatto!? Lungi da me l’idea di stamparli meticolosamente: sono troppi, spesso anche sfocati o frettolosi! Quasi non sono degni di essere stampati.
E allora, quelli che non ho eliminato definitivamente in un raptus per fare spazio nella memoria del telefono, dove sono? Li ho forse buttati? No, non riuscirei mai. Li ho scaricati in una memoria fissa, rigorosamente divisi per cartelle che identificano l’epoca e il contesto dello scatto, con l’illusoria speranza che un giorno, quando non ho nulla da fare, me le riguarderò con calma (famoso giorno che ancora stai aspettando anche tu, vero?!).

Lo scatto che immortala un’emozione

Ho affrontato un trasloco un anno fa e ti assicuro che nella necessità di ritrovare un posto per ogni cosa, il maggior problema di ingombro lo ho avuto con gli album fotografici!
Molti di essi non sono solo pieni di ricordi, ma frutto di un meticoloso lavoro di riordino, incollaggio e affannoso studio della miglior didascalia da abbinare alla foto.  
Altrettanto impegnativo è stato decidere quali foto avrebbero adornato le pareti di casa: roba che se ci prendo la mano, devo chiedere anche al dirimpettaio di prestarmi qualche parete per appenderci i miei ingrandimenti!
Ma a pensarci bene, sai qual è il mio motto di oggi? La foto migliore che potrai mai appendere è quella che rappresenta te stessa e che renda indelebili le tue emozioni più speciali! E alla ricerca delle più belle sfumature del cuore, mi tuffo a pieno nell’estate pensando: che un click ci salvi!