Hai presente quando certe esperienze ti passano accanto più e più volte finché un giorno te le ritrovi tra le mani? Ecco, questo è stato per me l’approccio con l’ABA.

La prima volta che sentii parlare di metodiche cognitivo comportamentali mi trovavo con mio figlio Giuliano in ospedale a Padova: il neuropsichiatra mi consigliava l’ABA proprio per intervenire efficacemente sul suo deficit cognitivo derivante dalla malattia metabolica rara di cui è affetto.

La seconda volta, invece, ne sentii parlare indirettamente e con disprezzo presso il centro riabilitativo che allora aveva in carico mio figlio e che puntava tutto sulla psicomotricità classica: <<Per carità! L’ABA è un metodo che sforna tanti piccoli robot!>> dissero.

Ero scettica, titubante e confusa… ma l’ennesima persona che me ne parlò fu per me decisiva.
Fu la nostra educatrice domiciliare a dirmi ancora una volta dell’ABA. Ho ancora oggi il vivido ricordo di quelle sue parole: entusiasta del suo lavoro, forte del suo essere a sua volta madre, quel giorno me ne parlò con la delicatezza di chi non ti vuole ferire ma con la determinazione di chi è motivato dall’affetto che aveva per Giuliano. Quelle tecniche che utilizzava con un altro bambino autistico che seguiva da tempo, secondo lei avrebbero prodotto significativi progressi anche su Giuliano, nonostante lui non avesse al tempo nessuna diagnosi di autismo.

Quando la vita ti mette davanti più volte la stessa occasione non può che nascere in te il dubbio che vada colta. E così ho fatto!
Dopo due anni di terapie “classiche” dai risultati più o meno insignificanti, pure in assenza di una diagnosi specifica di autismo, mi decisi e scelsi l’ABA anche per mio figlio di tre anni.
Se non l’avessi fatto, Giuliano non sarebbe il bambino che è oggi… di questo te ne sarò sempre grata, Silvia S.

insegna luminosa con scritto ask

Prima regola: informati!

Se sei in dubbio se seguire o meno l’ABA per tuo figlio, la prima cosa che devi fare è informarti!
In questo articolo ho voluto raccogliere i principi fondamentali dell’ABA che, uniti alla mia personale esperienza, possono darti un piccolo aiuto a comprendere meglio di cosa si tratta.
Ho letto moltissimo e di tutto, per poi rivolgermi direttamente agli esperti per capire e sciogliere ogni dubbio e perplessità.

È questo il consiglio che do anche a te: raccogli informazioni, rivolgiti agli esperti e infine… ascolta cosa ti dice il tuo istinto.
A volte è il nostro io interiore ad indicarci la strada più giusta.

L’ABA, una scienza

L’ABA (Applied Behavior Analysis, in italiano Analisi del Comportamento Applicata) è una scienza nata negli Stati Uniti nel 1968, ormai diffusa in tutto il mondo e ben radicata in un patrimonio di conoscenze e tecniche sviluppate con estremo rigore negli anni.

L’ABA costituisce l’applicazione pratica e sistematica dei principi del comportamentismo, e cioè dalla scienza che studia il comportamento e le leggi che lo regolano.
Non si basa, quindi, sull’interpretazione, bensì sull’osservazione oggettiva del comportamento, degli elementi che lo condizionano e di quelli in grado di apportarvi cambiamenti.
Il rigore scientifico con cui avvengono gli interventi comportamentali (già a partire dalla fase della presa dati) fa sì che i cambiamenti voluti siano realizzabili.

lente di ingrandimento sopra un libro aperto

L’importanza della presa dati

Solo analizzando i dati emergenti dall’osservazione di un comportamento, delle condizioni ambientali in cui avviene, del suo antecedente e delle sue conseguenze, quindi, è possibile dare una spiegazione funzionale al perché avviene quel comportamento e, perciò, progettare interventi specifici che apportino un cambiamento dei comportamenti inadeguati e, al contempo, l’apprendimento di nuove abilità.

Cosa occorre quindi? Serve annotare quotidianamente la frequenza di un comportamento, il suo antecedente ed il comportamento conseguente alla messa in atto di un intervento.
Solo in questo modo è possibile studiare ed intervenire in modo rigoroso e funzionale un comportamento: scomponendolo in piccole parti, individuando qual’è la conseguenza che lo mantiene e, infine, modificando le condizioni del suo verificarsi di modo da estinguerlo o cambiarlo.

Giuliano, ad esempio, guardava la tv saltando per tutto il tempo sul divano: un comportamento, questo, problematico sia da un punto di vista pratico (il divano si può rompere), che cognitivo (impossibile saltare e al contempo concentrarsi su altro), oltre che sociale, dato che mio figlio avrebbe reiterato anche in altri contesti questo comportamento (come, ad esempio, in luoghi pubblici o a casa di altri).
Come siamo intervenuti?
Inizialmente abbiamo cercato di fermarlo fisicamente nel momento in cui, davanti alla tv, iniziava a saltare. Ma questo tipo di intervento non ha sortito alcun effetto su di lui che, imperterrito, continuava a farlo.
Dopo un ulteriore periodo di osservazione ed annotazione di ciò che avveniva, ci siamo accorti che il vero motore del suo comportamento era l’eccitamento che gli provocava la tv. Quindi, ogni qualvolta guardando la tv iniziava a saltare sul divano, mettevamo in pausa il programma televisivo facendolo ripartire solo nel momento in cui lui si sarebbe correttamente seduto. In poco tempo Giuliano ha imparato a guardare i suoi cartoni animati preferiti seduto sul divano.

frase di einstein you cannot solve our problems with the same thinking we used when we created them

Le basi della capacità di modificare un comportamento

Le conseguenze di un comportamento che siano in grado di modificarlo possono essere due: uno stimolo rinforzante o uno stimolo punitivo.

Lo stimolo punitivo, invero, viene usato raramente nell’ABA in quanto, seppur capace di estinguere alcuni comportamenti problema, non riesce di per sé ad insegnare un comportamento alternativo positivo.

Quando mio figlio, non vocale, per esprimere il suo disappunto dava morsi al suo interlocutore, essendosi rivelata per noi impraticabile una procedura di estinzione del comportamento ignorandolo, siamo ricorsi alla punizione (consistente nel mettergli il burro cacao ad ogni morso dato): in questo modo, pur non essendo riusciti ad incanalare per altre vie la frustrazione insita nel mordere, abbiamo estinto questo suo comportamento.

Lo stimolo rinforzante, invece, è quello che potremmo definire il principio centrale dell’ABA.
Il rinforzo, infatti, è uno strumento potente nelle nostre mani: permette di insegnare al bambino senza obbligarlo. In questo modo il bimbo, motivato da qualcosa che lui desidera, è parte attiva e consapevole del cambiamento stesso.
In altre parole, si lavora facendo leva sulla motivazione del bambino che, da sola, produrrà il cambiamento di un comportamento problematico verso uno positivo.

Giuliano, ad esempio, dapprima ostile ad ogni tipo di lavoro strutturato con i terapisti, ha imparato ad impegnarsi e a svolgere i suoi esercizi con velocità e precisione perché sa bene che, solo alla fine di un lavoro ben fatto, otterrà ciò che lui vuole: del tempo libero con il suo tablet.

bambini felici dietro un cespuglio

Gli obiettivi dell’ABA

Con l’ABA gli obiettivi che ci si propone di raggiungere sono sostanzialmente questi: rendere il bambino consapevole dell’ambiente in cui si trova insegnandogli ad averne un maggior controllo, sviluppare o incrementare la comunicazione e la socializzazione, ridurre i comportamenti problema aumentando quelli socialmente accettati ed appropriati, sviluppare le autonomie, acquisire strumenti ed abilità cognitive.

Obiettivi ambiziosi per moltissime disabilità e, soprattutto, per chi vive nello spettro autistico.

Mio figlio è un altro bambino da quando ha iniziato l’ABA: perso del tutto nel suo mondo interiore fatto di stereotipie ed avversione per un mondo che non sapeva decifrare, mese dopo mese abbiamo assistito a progressi ed obiettivi raggiunti enormi, impensabili, persino veloci nel loro manifestarsi.
Giuliano con il suo autismo secondario grave, dopo due anni di terapie classiche che su di lui non riuscivano a produrre alcun significativo progresso, è stato letteralmente “salvato” dall’ABA, unico approccio che è riuscito a renderlo in poco tempo un bambino più presente, capace di comunicare, esprimere la propria volontà ed essere un bimbo sicuramente più sereno.
È guarito dall’autismo? Assolutamente no, non si guarisce dall’autismo! Ma i suoi deficit cognitivo relazionali lasciano spazio a sempre maggiori competenze e sicurezze… verso un futuro che, anche se sconosciuto, può solo essere migliore.

Se sei arrivato fin qui, immagino che tu abbia molte altre domande sull’ABA vero?
Ti aspetto allora nella seconda parte dell’articolo, nel quale troverai ogni risposta!