Noi e l’altro: un equilibrio che lascia il segno

Noi e l’altro: un equilibrio che lascia il segno

“La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo”, diceva Jim Morrison. Ho fatto mia questa frase sin dai tempi in cui la scrivevo sulle pagine del diario di scuola. Ma quale punto di equilibrio è possibile trovare tra l’ottimismo, l’ingenuità, la previdenza e il cinismo? E quali scelte ne scaturiscono?

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Quei piccoli grandi gesti di amicizia, anche per tuo figlio

Quei piccoli grandi gesti di amicizia, anche per tuo figlio

Mio figlio è un bambino dolcissimo, sempre sorridente, dal passo lento se non agitato, dallo sguardo apparentemente distratto, alla ricerca di un sasso da raccogliere o di un abbraccio che deve dare a tutti i costi: si defila dal rumore lui, dalle luci, dalla presenza di più persone… si tappa le orecchie, fa i suoi urletti di disappunto o di compiacimento, e se ne va per la sua strada guidato dalla volontà di un istante.

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Cure palliative e terapia del dolore… pediatriche

Cure palliative e terapia del dolore… pediatriche

Da madre di un bambino affetto da una malattia rara, senza cura e dalle incerte quanto precarie aspettative di vita, sento l’impellenza di parlarti di un argomento complesso, doloroso e al contempo necessario come quello delle cure palliative, della terapia del dolore e del crescente bisogno di hospice pediatrici.

Sì, perché anche se ognuno di noi sa bene che la vita è un percorso che si conclude con la morte, quando si parla del fine vita di un bambino non vogliamo sentire, guardare, pensare né affrontare simili argomenti… che invece, proprio per la delicatezza e lo strazio insito in sé, richiedono un’urgenza maggiore di molte altre questioni.

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Solitudine o aiuto? Spesso due facce della stessa schiavitù

Solitudine o aiuto? Spesso due facce della stessa schiavitù

Mi ritrovo spesso a rimuginare sulla mia condizione di solitudine familiare, ammirando e sognando anch’io di avere quel sostegno, soprattutto pratico, che vedo nella vita di moltissime persone intorno a noi.
Ma poi le guardo bene, ci parlo e non trovo quasi mai quel sollievo e quella leggerezza che mi aspetto, mentre scorgo in loro, piuttosto, quasi sempre la stessa mia condizione: quella di sentirsi “schiavi”, seppur di “padroni” diversi.

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