Ho capito… ho finalmente capito cos’è che mi fa male di questa vita, che mi impedisce di pregustare ogni novità e persino le feste, che mi avvelena ogni singolo giorno e mi impedisce a volte di essere semplicemente felice per il solo fatto che mio figlio è qui con noi o di gustarmi il percorso prima dell’arrivo.
Sono loro, che sulla base di ciò che hai vissuto in passato sono capaci di sporcare ogni cosa ancor prima di toccarla, che ti fanno puntare i riflettori sul dolore, sulla delusione e sulla rabbia per qualcosa che forse non accadrà mai: le aspettative.

Anche oggi, a pochi giorni dalle feste natalizie, se guardo a ciò che è stato mi prenderei a ceffoni per quante emozioni negative ho macinato nel mio cuore pensando a tutto ciò che di brutto poteva accadere e che invece non è stato… perché sì, se la vita ti ha insegnato che la realtà può essere dura e spietata, a volte invece può essere fantasiosa e leggera più di quanto la possiamo immaginare.

muro in pietra con un'apertura sbarrata a ferro dalla quale si intravede la luna sul mare

La gabbia delle aspettative

L’aspettativa è l’attesa, sia essa per la riuscita di un progetto, per la costruzione della nostra identità, per qualcosa su cui fare affidamento: è a lei che affidiamo la nostra reputazione, gli obiettivi, i rapporti con le persone a noi care e persino la genitorialità.

Cucini per fare cosa gradita ai tuoi invitati; fai un regalo per vedere la gioia nell’altro; ti aspetti che tuo figlio sia tra i più bravi a scuola, con tanti amici e che un giorno diventi “qualcuno”; ti aspetti gratificazioni e riconoscenze al lavoro, mentre dalle persone intorno ti aspetti di essere capito, sostenuto, stimato… perché dall’impegno ci si aspetta un successo, nella vita come nei sentimenti.
Ma se è vero che le aspettative sono una sorta di fede nella conoscenza di come funziona il mondo e le persone, quando la vita ti mette di fronte ad una situazione inimmaginabile e fuori dagli usuali schemi, la tua capacità di previsione si tinge di nero.

Se nella mia vita ho lottato per rendere possibili e concrete le migliori aspettative che vedevo per il mio futuro, da quando ho dovuto fare i conti con la malattia di mio figlio ogni prospettiva per il domani è fatta di incertezze, paure ed angoscia.
Mio figlio Giuliano è uno splendido bimbo di 8 anni e la sua vita, resa precaria da una malattia metabolica rara e complicata da una condizione autistica, degli schemi di una vita “normale” non ne vuol sapere… Quando tuo figlio è disabile, quali aspettative credi ti si prospettino alla mente per il futuro?

un uomo guarda al sole lontano avvolto in una coltre spessa di nebbia

Ciò che non serve

Ormai le festività mi mettono ansia: per la sua condizione Giuliano non sopporta la confusione, avere troppe persone per casa, non sopporta i cambiamenti ed è naturalmente infastidito persino dai regali, che per lui costituiscono la forzatura di doversi trovare davanti nuovi sconosciuti oggetti.

In queste occasioni le aspettative di ciò che avverrà mi agitano al punto da indurmi a fare esattamente ciò che so essere del tutto inutile, ovverosia cercare di controllare ogni variabile o imprevisto possibile, con l’unico risultato di agitarmi ancora di più persino per le sciocchezze.

Prevedo Giuliano tapparsi le orecchie per la confusione dei pranzi in famiglia, o farsi la pipì addosso dopo mesi che non accade, o scansare un bambino che gli si avvicina, o urlare e piangere per tutto il tempo, o rifiutare un regalo lanciandolo via… mi aspetto di sentirmi aliena e sola in mezzo alla gente, di non riuscire a dare attenzione a nessuno non potendo mollare lo sguardo da mio figlio, di non riuscire a contenere l’emotività su certi argomenti, di servire ai miei ospiti un’insalata russa troppo insipida come ogni anno.

una lumaca arrampicata su un piccolo fungo a stelo sottile

La potenza della… speranza

Se è vero che le aspettative possono rubarci ogni possibile momento di vita serena, è altrettanto vero che ciò avviene solo perché siamo noi a dare il consenso.

Sai cosa è di gran lunga più potente, positiva e vitale di un’aspettativa? La speranza!
Se ogni preoccupazione, timore ed angoscia che scaturiscono dalle aspettative noi le affiancassimo alla parola “speranza”, tutto cambierebbe.

Sperare che tuo figlio autistico non urli per la confusione, che faccia ogni giorno progressi, che quel giorno particolare non abbia una delle sue crisi, o sperare di sentirti accolta con calore dagli altri, di goderti il momento senza pensare al peggio… Vedi come la speranza cambia il sapore di ogni pensiero?

La speranza è fiducia, è l’atteggiamento interiore di chi non molla mai e crede che tutto andrà bene: la speranza rasserena l’animo di chi la nutre finendo per trasformare, di fatto, ogni situazione affrontata in qualcosa di migliore … e nell’imprevedibilità della vita l’unico modo per farcela davvero è sperare in un domani buono.

Per inciso, anche quest’anno la mia insalata russa era troppo insipida, ma Giuliano per la prima volta ha strappato la carta di un regalo prima di andarsene via.

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