“La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo”, diceva Jim Morrison. Ho fatto mia questa frase sin dai tempi in cui la scrivevo sulle pagine del diario di scuola. Ma quale punto di equilibrio è possibile trovare tra l’ottimismo, l’ingenuità, la previdenza e il cinismo? E quali scelte ne scaturiscono?

Anche se non ce ne rendiamo conto, le scelte che ogni giorno facciamo, anche quelle meno impegnative, sono il frutto di un miscuglio fatto da eventi, educazione ricevuta, influenza di chi ci è vicino e dalla voce della propria coscienza.
Il filo conduttore principale che influenza silenziosamente le scelte che faccio è la mia personale visione del mondo e delle persone. Se una stessa vicenda può assumere esiti differenti a seconda della prospettiva da cui la guardiamo e della sfumatura che vogliamo darle, sai risponderti e dirmi qual è la base del tuo agire? Ti racconto la mia.

La griglia di partenza 

Mi è stato insegnato sin da bambina ad avere fiducia in una società che rappresenti una seconda famiglia: un gruppo di persone, dunque, generalmente orientate al bene comune, sempre pronte a cooperare per raggiungerlo e solo raramente espressione di cattiveria, egoismo o malafede. 

Due mani si danno aiuto e sostegno

Senza rendermene conto, questi insegnamenti mi hanno fatto diventare una donna adulta che ha nutrito un pensiero ben lontano dalla realtà, dove le persone sono sempre e comunque buone e disponibili, dove l’astuzia è una rarissima eccezione e dove il buonsenso generale è la regola quotidiana. In questo lungo periodo della mia vita, additavo addirittura di cinismo chi vedeva rischi o pericoli nelle vicende interpersonali: <<Stai sempre a pensar male, quanta negatività! Ma possibile che capiti tutto a te!?>>

Nuove traiettorie 

E poi? Cos’è successo? Ahimè sono arrivate loro, le delusioni! Perché anche nella visione più ottimistica o fortunata della vita, è impossibile non averne prima o poi. Molti gesti di amicizia che avevo interpretato come sinceri e onesti, si sono rivelati alla lunga di comodo. Come pure, alcune persone che si erano avvicinate a me con interesse che credevo autentico, si sono volatilizzate non appena ho smesso io di essere la prima a cercarle. La vicinanza affettiva che mi aspettavo da alcune persone legate a me da un rapporto di parentela, è rimasta solo una mia illusione, cedendo il posto al distacco. Qualcuno ha persino approfittato della mia ingenuità ferendomi nel mio intimo in maniera subdola ed insolente. Così, da un giorno all’altro, i fatti più negativi che sentivo raccontare dagli altri, semplici episodi di vita quotidiana, non erano più eccezioni, ma vita reale di persone indisposte a reazioni oneste e costruttive

una mano chiede disperato aiuto mentre la persona rischia di annegare

E allora oggi mi rendo conto che quella visione che avevo era carica di troppa, troppa ingenuità. Ciò non significa che il cinismo debba farla da padrone: non perdo mai occasione di credere nella vita e nelle belle sorprese che essa può dare. E di fronte alla possibilità di stringere un rapporto con qualcuno, o di interfacciarmi positivamente fosse anche col vicino di coda del supermercato, prevale sempre la parte ottimista, bendisposta e propositiva di me. Però

Le impronte che lascio

A quell’eccesso di ingenuità che prevaleva in me allora, ho risposto con una sana e preziosa prudenza, che mi fa guardare a chi ho accanto sempre con una piccola riserva, almeno all’inizio: ciò mi mette in guardia dai voli pindarici dell’ottimismo, mi fa trovare più preparata  in caso di brutte esperienze e mi permette di farmi meno male di fronte alle delusioni. Se qualcuno mi ferma per strada per chiedere un’informazione, resto molto sulle mie, tengo le distanze fisicamente e pur con gentilezza, reagisco con distacco, arrivando comunque all’obiettivo di dargli una mano. Se una persona che conosco da poco cerca con frequenza il contatto con me, spero in un legame duraturo ma senza dimenticare la possibilità che sia solo un avvicinamento passeggero. Se una conoscenza è iniziata da poco, prima di definirla amicizia mi accerto dell’autenticità di quel legame.

Dei sassi costruiscono due impronte di piedi adulto e bambino

Nel riconoscere i miei valori di riferimento, quindi delineo il mio modo di agire e ne riconosco solo oggi la valenza a me preziosa.
Ci sono giorni in cui mi rimprovero di aver fatto questo cambiamento troppo tardi; poi però mi viene anche da sorridere di me stessa, perché penso che almeno tutti i fallimenti che ho vissuto sono stati in fondo necessari, utili a migliorare un aspetto di me, rafforzandomi gradualmente per il tempo che ancora ho davanti. Soprattutto sorrido, stavolta senza amarezza, pensando che questo nuovo equilibrio posso provare a trasmetterlo a mia figlia, a cui ogni giorno spiego che nessuna convinzione è scontata, nessuna relazione va giudicata solo dall’approccio iniziale e che vale la pena mettere in gioco tutti sé stessi solo per alcune persone che sono speciali per la nostra vita. Ne vale la pena quando hai nel cuore la certezza che chi ti sta accanto è bendisposto quanto te ad un approccio costruttivo, basato su rispetto, ascolto ed affetto e si crea quella meravigliosa sensazione di agio reciproco. Come alcune persone preziose, che sono per la mia vita compagni di strada insostituibili, un raggio di sole che scalda dolcemente il cuore.