Oggi ti racconto una storia, quella di tre personaggi insolitamente insieme: un tecnico del forno, un bambino con la sua diversità e un allegro cavalluccio.

C’era una volta…

C’era una volta un bambino di nome Giuliano: bellissimo, allegro e pieno di vitalità, per la gioia di papà e mamma.

Aveva dei bisogni speciali lui: non parlava ma sapeva comunicare; aveva uno sguardo sfuggente ma al contempo profondo; apparentemente chiuso nel suo mondo, invece, notava ogni dettaglio e nulla gli sfuggiva. Ancorché poco incline alle facili relazioni con gli altri, era estremamente sensibile, empatico e dalla risata contagiosa.
Le poche cose che lo appassionavano erano irrinunciabili per lui e non mancava occasione per goderne.
Quali erano? L’acqua con cui divertirsi, correre in giardino a giocare e… mangiare.
<<Mangiare?>> direte voi! Si, esatto: mangiare!
Perché Giuliano, anche se limitato da motivi di salute, era una buona forchetta e, dovendo assumere giornalmente un gran quantitativo di verdure, non aveva dubbi su ciò che preferiva: pomodori e peperoni al gratin!

Un giorno, la mamma si accorse di avere il forno rotto. Preoccupata di non riuscire a cuocere il gratin per Giuliano, quindi, si precipitò al telefono per far venire quanto prima il tecnico per la riparazione.
Dlin Dlon… Suonano alla porta!
Era il tecnico del forno: un omone alto, serioso, dall’aspetto burbero e distaccato.
Entrando, invece, si mostrò sin da subito molto educato, tanto che, nel presentarsi, non mancò di rivolgere un saluto anche al piccolo Giuliano che, apparentemente intento a guardare la tv, non lo degnò di uno sguardo.
Il signore allora, non arreso al fatto che Giuliano non gli avesse rivolto alcuna attenzione, si soffermò su di lui reiterando il saluto… ma Giuliano, ugualmente, non reagì.
La mamma, a quel punto, ironicamente e col sorriso, si rivolse al tecnico dicendo: <<Lui è Giuliano: non è antipatico, è un bambino … speciale>>.
Il tecnico nulla rispose a quell’affermazione, ma il suo sguardo ed un sorriso di tenerezza, da quel momento si posarono su quel bambino.

un bambino in altalena agganciata sotto un fungo rosso gigante

Mentre la mamma ed il tecnico erano in cucina, intenti a trovare una soluzione riguardo il forno rotto, il piccolo Giuliano si accorse del portone di ingresso rimasto inavvertitamente aperto. Giuliano, allora, non ci pensò su due volte e, determinato a non lasciarsi sfuggire l’occasione di uscire, imboccò la porta di casa e via: si lanciò in una corsa liberatoria in giardino, tra risate sonore e voglia di giocare…  nonostante fuori stesse piovendo!
Che libertà la sua! Senza schemi, senza lasciarsi condizionare dal tempo né da null’altro, con l’unico forte desiderio di correre sul prato e di lasciarsi volare sull’altalena!
Giuliano era così: entusiasmo, emozioni e libertà.

La mamma, sentendolo ridere in lontananza, intuì immediatamente la sua piccola fuga. Fece per andare a prenderlo, quando… la mano del tecnico, guidata da una tranquillità e da un modo di fare di chi cercava un’occasione per avvicinarsi a quel bambino, la fermò dicendole: <<Posso? Vorrei andarci io>>.
Raggiunto Giuliano sotto la pioggia, lo prese in braccio ed insieme fecero un giro intorno alla casa.
Quando la mamma li vide tornare, Giuliano che se la stava ridendo a crepapelle a cavalcioni sulle spalle di quel signore che, in quel frangente, si era improvvisato un “allegro cavalluccio”!

Giunto il momento di andarsene, i due si salutarono con un lungo abbraccio a sugellare quei brevi istanti di affetto ed allegria reciproca.
E da quel giorno, ogni volta che il forno si rompe, lo stesso signore non perde occasione di cercare Giuliano per ridere e giocare insieme, ancora una volta.

un bambino disteso in un campo con accanto libri ed un uccello mentre in cielo vola una fatina

E come ogni storia, la sua morale…

I gesti di affetto e di spontanea empatia verso chi, per la sua diversità, viene il più delle volte tenuto a distanza, arrivano davvero quando meno te lo aspetti e dalle persone più impensabili… proprio come è successo a noi con il tecnico venuto a riparare il forno.

L’augurio che faccio a me stessa ed a te che leggi, è che di queste persone se ne incontrino sempre di più nel cammino della vita… perché proprio da un piccolo gesto tu possa trovare la speranza di cui ogni genitore di un bambino disabile ha bisogno: che tuo figlio, anche se diverso, possa essere considerato, accolto ed amato come ogni altro bambino.