Ci sono esperienze che riportano a galla sentimenti sopiti solo in parte, come la brace di un focolare non del tutto spenta, che solo al primo soffio arde di nuovo forte ed intenso. 
Mi è successo qualche settimana fa vedendo mia figlia Alice esercitarsi ad una lezione di danza classica aperta ai genitori…  una di quelle lezioni che per undici anni ho praticato per due volte alla settimana, da quando avevo sei anni. 
Cosa può insegnarmi ancora rivedere me stessa attraverso questa sua esperienza? Quali sentimenti possono accomunarci oggi, dalle nostre rispettive prospettive

Un legame speciale, tra coincidenze e non 

Alice è al suo quarto anno di danza classica, una disciplina che ha scelto più per caso che per passione, ma che anno dopo anno ha riconfermato con entusiasmo. La danza è l’attività che anche io ho praticato a lungo da bambina, proprio nella stessa scuola che oggi lei frequenta. Questa coincidenza costituisce per noi un legame speciale, di conseguenza, quando ad accompagnarla a lezione non posso essere io, provo sempre un pizzico di rammarico per essermi persa l’occasione. Già solo poter entrare ancora in quel luogo e sentire dalla sala d’aspetto le musiche delle lezioni, è una dose di relax e felicità autentica, che mi fa subito immedesimare nelle emozioni che Alice stessa prova là dentro. 
Mi sono chiesta se questo sentire possa valere anche per altre persone: credo che, pur senza un’esperienza precedente, ciascun genitore può trovare nell’attività sportiva del figlio un meraviglioso pretesto per migliorarne l’affiatamento e la vicinanza nel loro rapporto. 
Se tuo figlio è alla ricerca dello sport che fa per lui e ha magari le idee un po’ confuse, parlare a fondo delle sue inclinazioni e preferenze è il primo importante passo. La musica è un elemento stimolante? Il pattinaggio artistico o la danza sapranno lasciarla esprimere al meglio. 
L’acqua è un ambiente in cui rilassarsi e dare il proprio meglio? Il nuoto o la palla nuoto saranno strade da provare. La competizione è quel che più accende la lotta alla pigrizia del bambino? Allora faranno al caso suo gli sport in cui si gareggia per la vittoria. 
Parlando con Alice mi sono resa conto che non trova importante la competizione, piuttosto le piace sperimentare il suo corpo, vedere fin dove può spingersi e scoprire nuovi limiti da superare ogni volta, specialmente se accompagnata da un giusto riferimento adulto che la sappia spronare e guidare.

Sagome di bambini che praticano sport differenti

Ma fuori dalla stanza..? 

Diciamo la verità: spesso lasciare i nostri figli per un’oretta ad allenarsi è l’occasione, per noi genitori, per sbrigare una commissione o prendersi del tempo di relax in solitaria. 
Ma cosa accade se invece proprio durante quel tempo ti metti nei panni di tuo figlio e provi ad immaginare le sue sensazioni, le fatiche, gli entusiasmi ed i progressi? 

primo piano di due ragazzini pronti a praticare skateboard e calcio

Ho fatto questo tentativo e dopo aver chiesto anche ad Alice quali emozioni le avesse regalato quella lezione di danza, ho scoperto tanta bellezza. 
Un tipo di bellezza è quella di condividere un’esperienza con coetanei che pur non essendo veri e propri amici (perché oltre ai pochi minuti di spogliatoio, spesso non ci si relaziona poi molto), sono dei compagni di avventura sportiva speciali, uniti da una costellazione di continue sfide da padroneggiare e dalla familiarità con un ambiente comune. Ripensando a me, ancora oggi ho nel cuore un posto speciale per chi ha condiviso con me, anni fa, anche solo un anno di danza classica!  Un’altra emozione preziosa è quella del legame con l’insegnante. Se la disciplina sportiva ti coinvolge settimanalmente, sarà impossibile non creare con l’insegnante un rapporto di fiducia, riferimento e sostegno, su cui si baseranno – in parte – anche i progressi individuali. Ad esempio, nella danza l’insegnante è modello da seguire, stimolo, rassicurazione delle paure, presenza insostituibile.

L’incertezza che fa crescere 

Un altro arricchimento è quello che può provenire dall’esternare le proprie paure: Alice mi racconta la sua paura di non raggiungere gli obiettivi della lezione, o di non ricordare la sequenza di un balletto o di incappare in distrazioni che una disciplina ferrea come la danza classica difficilmente perdona. Sono le paure che la vita di ogni giorno le sottoporrà anche da grande, quando non sempre, dopo un errore, ci si potrà concedere un bis per fare di meglio, ma questo timore sarà anche lo stimolo per tirar fuori il massimo delle proprie risorse. Non fa certo piacere vedere negli occhi di un figlio lo scoraggiamento per le sconfitte, ma al contempo questo offre a noi genitori l’occasione di tirare fuori da loro risorse ancora maggiori, affiancandoli con il nostro supporto amorevole.

Un tiro  a segno mostra tanti obiettivi mancati ma altrettanti colpiti

Penso che questo sia l’insegnamento più importante, che emerge da tantissimi sport: oltre al fisico possa allenarsi soprattutto la crescita interiore di ragazzi e bambini; anche noi genitori  ne ricaveremo l’opportunità di stare al loro fianco, sostenendo il loro misurarsi con le sfide della vita.



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