Troppo spesso i comportamenti dirompenti dei bambini nello spettro autistico vengono considerati, in maniera semplicistica e superficiale, meri comportamenti problema: non adeguati al contesto sociale in cui vengono messi in atto, infatti, causano disagio in chi li osserva e, di conseguenza, esclusione sociale, emarginazione e stigmatizzazione della persona.

Sono comportamenti che frettolosamente vengono additati come la manifestazione di una cattiva educazione, di capricci fini a se stessi o espressione incomprensibile della neurodiversità.
Ma sei davvero sicuro che si tratti di questo?

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Abituati ad osservare comportamenti “strani” di un autistico, troppo spesso rinunciamo a comprenderne il motivo ed il disagio sottesi.
Ricordati che chi è nello spettro autistico non è un “pazzo”, una persona incontrollabile, inconsapevole o priva di sentimenti, emozioni o volontà: tutt’altro!

Come ho già avuto modo di dire, infatti, la sfera emotiva è predominante nella vita di un autistico (v. articolo sulle emozioni nell’autismo), il quale però non sempre riesce a gestire le emozioni né ad esprimerle in modo adatto al contesto sociale (v. anche articolo sull’espressione delle emozioni).

Chi è nello spettro, infatti, è una persona estremamente sensibile, con un’intelligenza emotiva che va oltre le parole che non riesce a dire o ai comportamenti che non riesce a controllare né interpretare. E spesso, nell’impossibilità di urlare la sua sofferenza, è egli stesso vittima di Meltdown, Shutdown o Tantrum: comportamenti estremi che, mai fini a sé stessi, sono la conseguenza diretta di un sovraccarico sensoriale, emotivo o cognitivo che l’autistico non riesce a gestire.

Vediamo di cosa si tratta nel dettaglio.

ciclone in arrivo in un paesaggio campestre

Meltdown

Il termine Meltdown viene utilizzato in neuropsicologia per indicare gli improvvisi e violenti scoppi di rabbia, incontrollata e del tutto fuori contesto, che a volte si manifestano nelle persone autistiche.

Durante il Meltdown l’eccesso di energia del sistema nervoso autonomo fa sì che la persona, coinvolta in una sorta di “attacco di panico”, sia impossibilitata a controllare il proprio comportamento e a calmarsi. Tecnicamente si ha un sovraccarico del sistema simpatico che, in una situazione di pericolo, fa sì che il nostro organismo reagisca, prontamente e quasi inconsapevolmente, per difendersi da una qualsiasi situazione di pericolo.

È sicuramente una manifestazione di difesa traumatica, sia per coloro che la vivono in prima persona che per chi vi assiste: la persona esplode in una vera e propria furia cieca ed incontrollabile, nel tentativo di “salvarsi” dalla situazione di grave pericolo cui si sente esposto per il sovraccarico.

Violenza fisica (solitamente verso sé stessi od oggetti, raramente con la volontà di fare del male agli altri) e violenza verbale, alternate a chiusura in sé stessi, grida, pianto, che lasciano lunghi strascichi in sfinimento fisico, sofferenza emotiva, vergogna, senso di colpa, annientamento dell’autostima e della fiducia personale.
Si tratta di un evento talmente traumatizzante che spesso chi ne è vittima non ricorda nulla di ciò che è accaduto durante il Meltdown né cosa lo ha scatenato.

Sono episodi che, in chi vi è soggetto, si intensificano durante i periodi più stressanti, caratterizzati dai cambiamenti (di routine, di scuola, di dieta, ormonali, stagionali e persino dal riposizionamento del mobilio in casa), dalle forti sollecitazioni sensoriali (rumori troppo forti, continuo vociare, luci, colori accesi, luoghi affollati, contatto fisico prolungato con altre persone, stanchezza, insonnia, digiuno,…) o emotive (situazioni imbarazzanti, situazioni piacevoli come una festa, dal sentirsi provocati, derisi, incompresi,…).
Il Meltdown è il risultato di un periodo di tempo in cui lo stress fisico o emotivo si è accumulato fino ad essere percepito come minaccia, pericolo, dolore.

Cosa fare? È consigliabile lasciare che la persona si calmi in un posto tranquillo, riducendo il più possibile gli stimoli presenti… in tranquillità, in penombra, in silenzio, per tutto il tempo, anche lungo, che sarà necessario.

sul fondale del mare, la statua di un violoncellista che suona, un'auto arrugginita coi fari accesi, una cattedrale, una tartaruga gigante che esce dalle rocce e uno squalo che si sta avvicinando

Shutdown

Se durante il Meltdown la crisi di rabbia esplode verso l’esterno da sé, durante lo Shutdown la crisi resta intrappolata all’interno della persona.

Seppur di fronte alla medesima causa scatenante, ovverosia il sovraccarico emotivo, sensoriale e cognitivo di una persona autistica, la risposta comportamentale è diametralmente opposta nello Shutdown.
In questo caso, infatti, si attiva il sistema nervoso parasimpatico che, di fronte al sovraccarico, iper-reagisce quasi “spegnendo il sistema” come fosse una sorta di “salva vita”: l’organismo si mette “a riposo” per accumulare energia sotto forma di sostanze di riserva.
In pratica, quando non ci sono altre vie di fuga, l’unica opzione per l’organismo è quella di mettersi in uno stato catatonico, riuscendo in questo modo a proteggersi dall’eccesso di stimoli.
Un po’ come fanno gli animali che si fingono morti o i bambini piccoli che si addormentano quando c’è molta confusione.

Leggendo tra le testimonianze di chi lo vive, la maggior parte dei ragazzi descrive la sensazione che provano in questi momenti come quella di sentire la propria coscienza estraniarsi dal corpo e sentirla fluttuare in una specie di limbo in cui non si riesce a parlare né a muoversi.
Uno stato, questo, che può durare anche per più giorni.

Cosa fare? È auspicabile aiutare la persona a tranquillizzarsi approcciandola in modo calmo e rassicurante, senza urla né parole negative, rimprovero né punizioni anche dopo che sarà passato.

foto in bianco e nero un bambino con cappello seduto in mezzo alla strada

Tantrum

Il Tantrum consiste in delle crisi legate a ciò che si vuole, ovverosia comportamenti finalizzati ad ottenere qualcosa o ad evitarla.
Sono detti anche “capricci”, anche se rispetto al significato comune del termine vi differiscono, dal momento in cui non sempre sono comportamenti manipolatori intenzionali.
A volte, infatti, questi comportamenti si innescano di fronte ad un mero “no” e, solo dopo aver “scoperto” che quel comportamento è capace di produrre un cambiamento nella risposta dell’altro da sé, diventano intenzionali.

Il Tantrum origina dalla frustrazione, che sia di non ottenere ciò che si vuole, di non riuscirlo a fare o di non essere in grado di comunicarlo.

Cosa fare? Il Tantrum, essendo mantenuto in vita dall’attenzione che gli viene fornita, va semplicemente ignorato: non producendo più alcuna modifica comportamentale negli altri, infatti, con il tempo scompare in maniera naturale.

cuore inciso su una parete di tavole di legno dal quale si intravede il cielo blu con le nuvole

Quegli insopportabili stigma

Quando ti trovi di fronte ad un bambino o ad un giovane adulto che urla, che si mostra in piena crisi di nervi, più o meno violenta, più o meno offensiva ed inopportuna ai tuoi occhi… ti chiedo di resistere alla facile conclusione che si tratti di capricci, di cattiva educazione o, peggio, frutto di chissà quale psicopatia.
Fermati… rifletti… osserva… e se puoi, non giudicarlo: davanti a te hai semplicemente il dolore e la sofferenza di chi in quel momento non ha altri strumenti per reagire e difendersi da ciò che sente pericoloso.

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