L’amore? Ai bambini non serve insegnarlo

Partirò da un mio pensiero convinto: ai bambini non è necessario insegnare l’amore! Aggiungo, però, che noi adulti abbiamo la possibilità e oserei dire l’obbligo di testimoniare, dimostrare, riconoscere e condividere l’amore con i bambini. Mi sono interrogata su quali aspetti emotivi i bambini apprendano da noi grandi e mi sento di dire che, di base, l’amore non è qualcosa che si debba trasferire appositamente nei piccoli: essi infatti ne sono dotati sin dal principio e sono semmai loro a fare da “maestri d’amore” per noi adulti. Un esempio è la sensibilità e l’empatia che possono legare in maniera potente bambini in condizioni differenti, uniti da una sincera amicizia.
Alice, mia figlia, e Giuliano, il figlio di Romina, hanno condiviso circa due anni di scuola materna, durante i quali la conoscenza si è fatta sempre più approfondita, nonostante si vedessero mediamente una settimana al mese. Alice mi ha sempre lasciata stupefatta per la dolcezza, l’inclusione e la semplicità con cui si è approcciata a Giuliano. Con la spontaneità dei suoi 5 anni di allora, ben presto è passata dal dire “Giuliano ha una malattia” al dire “Giuliano è fatto così “, ben presto non si è accontentata dei troppo rari giorni di incontro a scuola, ma ha chiesto di condividere tempo e conoscenza con lui a casa sua; sin da subito si è anche fatta carico del rischio di contagio che un virus intestinale potesse avere per lui, così che anche un semplice mal di pancia passeggero era per lei occasione di ricordarmi di chiamare Romina e informarla che l’indomani Giuliano avrebbe forse dovuto saltare la giornata di scuola. Alice non frequenta più la stessa scuola di Giuliano da ormai due anni, ma per lei sapere che qualcuno in famiglia ha un virus intestinale corrisponde ancora in automatico al preoccuparsi di informarne la famiglia di Giuliano. Per lei il Natale corrisponde ancora ad un’occasione preziosa per sapere quali bellissimi giocattoli babbo Natale ha lasciato anche a Giuliano. Per lei, in sostanza, il tempo che passa e le frequentazioni meno assidue non hanno scalfito l’affetto e l’attaccamento verso un bambino di cui ha conosciuto non solo i limiti, ma anche e soprattutto le risorse.

Empatia nel vissuto quotidiano

La foto che vedete dimostra che questo nome e questo amichetto riemergono anche nei momenti più impensati: di mercoledì pomeriggio, tra un gioco e uno sbadiglio, facendo i compiti di italiano a casa dei nonni (che non conoscendo Giuliano non hanno sicuramente suggerito il suo nome).
È un episodio che ha mostrato quanto la spontaneità e la capacità di collegare pensieri, affetti e ricordi sia spesso una reazione immediata. Questo episodio, semplice e quotidiano, ha dato una splendida lezione a noi grandi, che spesso corriamo troppo, restiamo in superficie, dimentichiamo le pagine importanti della vita e diamo per scontati gli affetti di chi abbiamo intorno.
Ringrazio Alice per questa meravigliosa lezione, una perla da lasciar brillare con tutta la cura possibile.

Condividi: