Spessissimo mi ritrovo ad osservare bambini e genitori nel loro stare insieme: un po’per imparare, un po’ per riflettere, un po’ per migliorarmi… anche se, a volte, che quello che vedo non mi piace.

Oggi i bambini hanno tutto, vogliono tutto, gli compriamo tutto: li ricopriamo di giocattoli, di oggetti, nell’erronea convinzione che il gioco nuovo in sé sia ciò che li renderà felici, che li aiuterà a crescere… Siamo sicuri che sia solo questo ciò che serve?

Il valore di un giocattolo

I giocattoli sono utili e necessari nella loro varietà, come stimolo per l’apprendimento, la fantasia, la rappresentazione della realtà che i bambini codificano proprio attraverso il gioco.
Giocare, quindi, è un ponte necessario ad ogni bambino, che sia neurotipico o con problemi cognitivo relazionali: è per questo tramite, infatti, che acquisisce competenze, crea relazioni, forgia il proprio carattere ed impara, persino, a rispettare le regole. In questo senso, ogni oggetto ludico ha un valore ed un’utilità immensa.
Ma l’ennesimo giocattolo nuovo, in se stesso, ha davvero tanto valore?

mani di un uomo tra tanti pezzi di puzzle alla rinfusa

Un regalo che diventa solitudine

Troppo spesso ricopriamo i nostri bambini di gioattoli per colmare la nostra assenza: è qui che un regalo non solo perde di valore, ma può diventare dannoso.
Non parlo ovviamente dell’assenza fisica dell’adulto, necessaria per gli impegni quotidiani e di lavoro di ognuno di noi: dico piuttosto di un’assenza emotiva ed attentiva che, purtroppo, spesso accompagna il bambino anche nel tempo che trascorre con noi genitori.

La stanchezza ci porta, spesso, a tornare a casa con il bisogno primario di isolarci e sottrarci da qualsivoglia ulteriore stimolo o richiesta altrui.
Un bisogno comune e comprensibile, questo, che a mio parere deve essere messo da parte di fronte al bisogno dei nostri figli di averci “tutti per loro”, in un tempo non necessariamente lungo, ma che sia di qualità.

I nostri figli, spesso, ci aspettano per tutto il giorno, con la fame di ricevere cure, attenzioni, ascolto, affetto, chiedendo in tal modo la loro “porzione quotidiana” di mamma e papà… che hanno tutto il diritto di ricevere, persino nella nostra giornata più nera!
Quando non si razionalizza questo, ecco che i giocattoli o lo smartphone si trasformano in una babysitter, in qualcosa che molti genitori danno al proprio figlio affinché prendano il loro posto, lo intrattengano e permetta loro di essere “lasciato in pace”.

A quel punto, però, un oggetto non basta a colmare il vuoto che crea la mancanza di attenzioni di mamma e papà: il suo “effetto novità” dura poco e ben presto insorge il bisogno di averne un altro, e un altro ancora, affinché il bello del nuovo compensi quella solitudine e noia che non tarderà ad arrivare.

su un campo in montagna, padre e figlio a dorso nudo che si tengono per mano e con l'altra alzata in cielo tenendo un oggetto

La differenza in un gioco

Sai cosa rende speciale quel giocattolo che hai comprato a tuo figlio, che tanto desiderava e che gli ha fatto brillare gli occhi di contentezza? Il poterci giocare con te!

Un gioco perde in fretta valore se non viene arricchito dall’allegria della condivisione. Giocare coi nostri figli e divertirci con loro crea apprendimento, complicità e confidenza, oltre che un legame indissolubile.
Un gioco diventa ancor più bello agli occhi di tuo figlio perché lo riporta a momenti di piacere insieme: è solo questo a dare valore aggiunto ad un oggetto.

È solamente per questa via che un giocattolo diventa capace di creare momenti di intimità, far apprendere nuove competenze a tuo figlio, farlo aprire a te e farlo essere maggiormente disposto ad accettare le tue regole pur di passare del tempo piacevole insieme.
Ed anche quando tu sarai assente, tuo figlio troverà in quello stesso gioco il medesimo interesse che stavolta non svanirà… mentre ci giocherà, da solo, in attesa di goderselo ancora insieme a te.
Un oggetto senza presenza, diventa assenza: sei tu che rendi un giocattolo speciale… non dimenticarlo mai!

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