Anche tu, che hai un bambino costretto a vivere una condizione di handicap cognitivo relazionale, non ne puoi più di vedere tuo figlio crescere con addosso quel pannolino di troppo?
Dopo aver affrontato l’argomento del toilet training (esercizio strutturato della capacità di andare in bagno) da un punto di vista prettamente teorico nella prima parte dell’articolo, vediamo in concreto di cosa si tratta.
In questo articolo ti dirò della procedura che abbiamo seguito per mio figlio Giuliano, con lo scopo di esserti da spunto o ispirazione per il caso in cui tu voglia provare questo metodo, nel qual caso ti consiglio di parlarne col vostro terapista di modo da studiare un training adatto a tuo figlio ed i suoi bisogni speciali.

Prima di tutto, prepara la tua casa

Come si fa per ogni nuova sfida, prima di tutto va ben predisposto l’ambiente, in modo da essere pronti e partire col piede giusto.
Organizza quindi il bagno, in modo che sia comodo per tuo figlio e, se serve, metti un riduttore al water e un’alzatina a terra di modo che, per il tempo in cui dovrà restarvi seduto, possa appoggiare i piedi ed essere comodo.

Metti in bagno un orologio: devi avere sempre sotto controllo il tempo, e quando ti parlerò di minuti, debbono essere minuti effettivi, non approssimativi.

Metti in bagno anche carta e penna ed annota giornalmente ciò che accade riguardo il training ed a che ora: ti aiuterà a monitorare la situazione ed eventualmente ad apportare i necessari correttivi alla procedura.

Tieni accanto al wc dei giochi graditi a tuo figlio, coi quali dovrai intrattenerlo inizialmente per 10 minuti esatti: se ti sembrano pochi, con l’orologio alla mano ti accorgerai invece di quanto siano interminabili!
Questi giochi, ovviamente, debbono poter essere usati da una posizione seduta sul wc: diversamente, dovrai ingegnarti per renderlo possibile.
Mio figlio, ad esempio, si tratteneva sul water solo ed esclusivamente con una trottola: gli ho messo un piccolo sgabello di fianco al wc di modo che potesse usarlo come base per farla girare… Necessità fa virtù direi!

Riguardo i giochi per intrattenere tuo figlio, è di fondamentale importanza che non escano mai e per nessun motivo dal bagno. Sono giochi, infatti, che tuo figlio può avere a disposizione solo ed esclusivamente per il tempo in cui resterà seduto sul water: questo farà sì che lui, foss’anche solo motivato dalla voglia di giocare con essi, assocerà lo stare in bagno a qualcosa di piacevole.

minions che ballano

Un premio speciale

E’ fondamentale, poi, munirsi di un premio (cosiddetto rinforzatore nella terminologia dell’ABA) da dare a tuo figlio ogni qualvolta farà pipì o cacca nel water.

Deve essere qualcosa di speciale, di fortemente desiderato e che sai che gli piace talmente tanto da volerne in ogni momento della giornata.
Cosa può essere? Il tablet, il telefonino, le caramelle, le patate fritte, la cioccolata… qualsiasi cosa, basta che sia una cosa e sempre la stessa.

Il nostro training

Punto per punto, ecco il toilet training che ho fatto con mio figlio.

– Inizia portando in bagno il bambino ogni 15 minuti: nel farlo, fagli toccare le parti intime da sopra i vestiti e digli <<Bravo, sei asciutto! Andiamo in bagno>>.

– In bagno, fallo spogliare (da solo se capace di farlo, oppure aiutalo prendendogli le mani e fatelo insieme) e poi sedere sul water per 10 minuti, intrattenendolo coi giochi che hai preparato a fianco al wc o proponendogli attività a lui gradite (come ascoltare musica, una filastrocca, cantare…) di modo che la permanenza sul water sia un momento piacevole per lui.

– Se sono trascorsi i 10 minuti senza che il bambino abbia fatto nessun bisogno nel wc, permettigli di alzarsi, rivestirsi ed uscire dal bagno senza dirgli nulla nè mostrare alcun disappunto; tieni a mente che può alzarsi solo se non sta piangendo, altrimenti può farlo solo dopo un tempo apprezzabile da quando avrà smesso di piangere o urlare (almeno 15 secondi).

Se durante la sua permanenza sul water fa pipì o cacca, dagli immediatamente il premio che hai preparato e lodalo tantissimo ad alta voce, col sorriso e letteralmente festeggiandolo: deve essergli chiaro che fare i bisogni in bagno è per te motivo di gioia. Lascia che si goda il premio per 2 minuti, dopo di che toglilo e, rivestendolo, fallo alzare ed uscire dal bagno (anche se non fossero trascorsi i 10 minuti previsti di permanenza in bagno).

– Se, tra una sessione e l’altra in bagno, il bambino si fa la pipì addosso, devi mettere in atto la cosiddetta “procedura di correzione” (rispondendo a quell’evento con un qualcosa di sgradito, in netta contrapposizione con il premio di quando fa i suoi bisogni in bagno) in questo modo.
Appena fatta la pipì addosso, fagli sentire con la sua mano che è bagnato e digli <<La pipì non si fa qui, la pipì si fa in bagno>> e, senza pulirlo, lo accompagni in bagno, lo fai spogliare e sedere sul wc e gli dici <<La pipì si fa qui, in bagno>>. Poi, lo rivesti e torni con lui nel luogo in cui ha fatto la pipì addosso e di nuovo ripeti questa sequenza per 5 volte esatte. Al termine, puoi cambiare il bambino. Fatti infine aiutare da lui a pulire dove ha sporcato a terra (se non ne è capace, l’importante è che lui “subisca” la frustrazione di dovervi assistere finché lo fai tu).

Fondamentale durante la procedura di correzione è non entrare in relazione emotiva con il bambino: non guardarlo mai negli occhi nemmeno quando gli parli e mantieni un tono di voce neutro; lui non deve sentirsi né mortificato né causa di una tua delusione o rabbia, perché tu in quel momento sei solo lo strumento per aiutarlo a comprendere il giusto comportamento, non il genitore con le sue aspettative.

Infine, se durante la procedura di correzione tuo figlio prova a ribellarsi, divincolarsi o buttarsi a terra, tu non ti interrompere e porta a termine la procedura, sempre senza guardarlo negli occhi né pronunciando parole diverse da quelle che ti ho detto sopra.

– Se, tra una sessione e l’altra in bagno, tuo figlio si fa la cacca addosso, la procedura di correzione viene estremamente semplificata ed è questa: gli dici <<La cacca non si fa addosso, la cacca si fa in bagno>>, lo si accompagna in bagno, lo si fa spogliare e sedere sul water e gli si dice <<La cacca si fa qui, in bagno>>; poi lo si lava e cambia e ci si fa aiutare a pulire il pavimento come sopra (senza ripetere la sequenza per cinque volte, come indicato nel caso in cui faccia pipì).

– Quando portandolo in bagno ogni 15 minuti il bambino non si farà più la pipì addosso, allunga i tempi prima a 30 minuti, poi a 60, poi a 90, poi a 120 minuti.

omini stilizzati della toilette colorati

La richiesta di tuo figlio di fare pipì

Anche se all’inizio sembrerà utopia, man mano che aumenterai i tempi tra una sessione e l’altra in bagno arriverà il momento in cui sarà tuo figlio a chiederti di andarci… e allora sarà arrivato il momento di festeggiare la conquista del controllo sfinterico!
Sentirsi dire dal proprio figlio <<Devo fare pipì>> è un meraviglioso regalo che, forse, non credevi nemmeno più possibile.

Ma se tuo figlio, come il mio, non parla, come può dirti questo suo bisogno?
In questo caso è indispensabile trovare un diverso sistema comunicativo: introdurre un segno che indichi pipì (ad esempio battersi con la mano sulle parti intime) e, se ne fate uso, introdurre contestualmente la corrispondente immagine pecs (sistema di comunicazione mediante scambio per immagini), da associare al momento in cui lo portate in bagno fino a quando sarà lui a farlo autonomamente.

un bambino nudo in ombra al mare

Quanto tempo occorre

Questa è stata la prima domanda che rivolsi al nostro supervisore: quanto tempo occorre per raggiungere in questo modo il controllo sfinterico?
Purtroppo nessuno lo sa, dipende solo da tuo figlio.

Nel nostro caso, sapevo sin dall’inizio che non sarebbe stato semplice e che forse non ci sarebbe mai riuscito: eppure a 7 anni mio figlio si è liberato del pannolino!
Sono stati mesi difficili, un training durato 2 anni: un tempo lunghissimo che ricordo con estrema fatica e quasi nausea di fronte ad un risultato che non arrivava. Ma non mi sono arresa mai, ed anche nei momenti di scoramento non ho mai mollato: avevo chiaro l’obiettivo e ho resistito fino a raggiungerlo.

Le mamme normalmente si lamentano e si disperano per due settimane di pipì addosso… figurati!
I nostri figli hanno difficoltà insormontabili con le quali fare i conti, ma devi tentare: non ti dico che tuo figlio ci impiegherà due settimane, ma è anche improbabile che ci impieghi due anni come è successo a noi… e comunque credimi se ti dico che ne è valsa la pena!

Oggi, a quasi 8 anni, è Giuliano a chiedermi con il segno o con la pecs di andare in bagno e, se non lo fa lui, lo accompagno comunque io ogni due ore: non occorre più che resti seduto sul wc per dieci minuti, ma quando finisce si pulisce e scende da solo; e non ha più bisogno del premio per sentirsi gratificato… anche se io un sonoro <<Bravo Giuli!>> continuo a regalarglielo, da mamma orgogliosa di lui e delle sue conquiste.

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