Nella prima parte dell’articolo ho parlato degli educatori, di quanto siano fondamentali nella crescita e nello sviluppo delle autonomie fisiche, relazionali e cognitive dei ragazzi con disabilità e di quanto il loro lavoro costituisca un concreto aiuto alle famiglie nella vita di tutti i giorni.

Non si tratta, però, di un rapporto semplice e senza criticità: quando la collaborazione tra le persone, già di per sé affatto scontata, riguarda una situazione complessa e delicata come la vita di un disabile, nulla è mai facile.

Sembra semplice, ma non lo è… per nessuno

Cercare di mantenere una casa sempre in ordine e pulita; relegarmi in taverna o uscire anche senza commissioni da fare per lasciarle lavorare in pace; chiedere a mio marito di chiudersi in cucina a mangiare in piedi se torna a pranzo tardi, vietandogli persino dieci minuti sul divano, perché “c’è Giuli con l’educatrice a quest’ora”…. tutto questo a volte mi fa sentire un ospite a casa mia.

Ma se ci pensi bene, anche loro, seppur per lavoro, si sentono ospiti ogni volta.

Già, siamo tutti ospiti “alla corte del principe Giuliano”, il vero protagonista delle nostre vite, che sia per lavoro o per amore. E in questo “male comune” trovo la pace e la serenità di aprire la porta con un sorriso, qualsiasi sia stata la mia giornata… e la loro.

una corona arrugginita giace a terra

Perché, se mi metto nei loro panni…

Non sempre le famiglie sono accoglienti con gli educatori: ci sono ambienti in cui manca il rispetto per tutti, figuriamoci per questi “estranei” che, in quanto pagati per dare aiuto, tutto debbono e nulla possono. Esagero? Non credo: ti basti seguire le discussioni che li riguardano sui social per capire “che aria tira” per loro.

In ambienti domestici non sempre gradevoli, spesso si chiede loro di accudire il ragazzo disabile ben oltre le loro competenze, di lavorare senza avere a disposizione alcun materiale, di adattarsi totalmente alle abitudini della famiglia che, se presente, magari non si scomoda nemmeno ad abbassare il volume della tv, mentre sono piuttosto osservati e giudicati continuamente.

Tu riusciresti a lavorare, in un ambito così delicato come quello della disabilità, con le mani legate ed in punta di piedi?
Eppure lo fanno… e non certo per quella miseria di stipendio che le cooperative gli concedono, ma solo perché mossi dalla umana pietà per quel ragazzino disabile che, più di altri, ha bisogno di aiuto.

un clown annaffia un girasole che cresce al buio in una terra arida

Ma non sempre incontriamo “educatori giusti”

Sì, perché trovare lungo il tuo cammino l’educatore che sia simpatico a tuo figlio disabile, che vada d’accordo con te e che svolga bene il suo lavoro non è cosa affatto semplice. Se è vero che le famiglie hanno il dovere di accogliere questi ragazzi con rispetto, educazione, gentilezza, collaborazione, anche gli educatori hanno dei doveri imprescindibili da rispettare.

Non mi riferisco agli obblighi contrattualmente loro imposti, ma a quei doveri insiti nei rapporti con gli altri e nell’onestà intellettuale che, ognuno di noi, dovrebbe avere.

Prima di tutto, gli educatori debbono svolgere il proprio lavoro con impegno, professionalità e collaborazione: se le persone disabili cui vengono assegnati hanno bisogno di trovare in loro una figura gentile e che li aiuti nel loro percorso di crescita, i loro familiari hanno bisogno di sapere che il proprio caro, reso fragile ed indifeso dalla disabilità, non solo si trova al sicuro, ma ha al suo fianco la miglior occasione possibile di progredire. Per questo è necessario che si preparino e si aggiornino continuamente, senza adagiarsi sul “pezzo di carta” che hanno.

un uomo indica qualcosa in mezzo al mare a una bambina che sta abbracciando su una panchina

Gli educatori, inoltre, debbono essere capaci di mediare le loro esigenze con quelle della famiglia: debbono poter essere per loro un aiuto, non un ulteriore motivo di preoccupazione o un ostacolo alla propria vita già oltremodo gravata dalla disabilità. Essere spigolosi, troppo sicuri di sé, prevaricare la famiglia sono cose che non andrebbero mai fatte, né in nome della professionalità né in quello del bene della persona disabile che, piuttosto, ha diritto e bisogno di un clima positivo e sereno.

Debbono, infine, entrare nelle famiglie con discrezione ed umiltà, cercando di capire che il loro compito è anche quello di non forzare e stravolgere il fragile equilibrio di una famiglia… che già soffre, che già lotta e che non può reggere altre seppur piccole difficoltà. E allora l’educatore non deve irrompere in questo precario sistema familiare ma entrarvi bussando più e più volte, chiedendo il permesso, togliendosi le scarpe ed accendendo luci fioche per non creare altro dolore.

Un monito, questo, che travalica età, esperienza, formazione e che dovrebbe far parte del bagaglio personale di ognuno di noi, qualsiasi sia il nostro lavoro.

Di quei vili che non hanno pazienza ma solo violenza verso i ragazzi disabili, invece, dico solo che dovrebbero scegliersi un pezzo di terra ed imbracciare una pala per scavarsi una buca di vergogna, la più profonda possibile, in cui rifugiarsi come vermi…null’altro.

una squadra di rugby in posizione di inizio

Fare squadra

Scontato? Per niente, e quando si hanno, come nel mio caso, più educatori che seguono lo stesso ragazzino, essere capaci di fare fronte comune davanti agli ostacoli diventa l’arma più preziosa che hai contro la disabilità.

La collaborazione va promossa tra tutti gli educatori, sia scolastici che domiciliari, perché tutti, famiglia compresa, devono avere lo stesso approccio di fronte ad un obiettivo da raggiungere.

Sono convinta che, se hai un team di educatori per tuo figlio, la famiglia gioca un ruolo fondamentale nel “fare squadra”. Come? Fatti promotore di incontri o confronti periodici in cui fare il punto della situazione; spingi ognuno a dire all’altro ciò che pensa con onestà e rispetto dando tu, per primo, l’esempio; incoraggia il confronto assicurandoti che ogni opinione divergente venga accolta… solo così, insieme, si possono fare grandi cose.

noi e le nostre educatrici a cena al ristorante

Noi e le nostre educatrici, festeggiando insieme a Giuliano il traguardo raggiunto di una cena al ristorante dopo mesi di training!

“Io e le mie signorine stiamo bene insieme”

Voglio bene alle mie educatrici, tanto… il mio affetto per loro passa attraverso l’amore che hanno loro per mio figlio.
Ho voluto bene a tutte coloro che ho tenuto con noi in questi anni e ho rinunciato, com’è nella facoltà della famiglia, sin da subito a quelle che, per temperamento o carattere, sentivo destabilizzanti per la mia famiglia e per “la squadra” di cui io mi dico “il coach”.

Sono fiera delle educatrici che affiancano Giuliano e stimo profondamente ognuna di loro. Sono ragazze brave nel loro lavoro: alcune hanno iniziato il servizio da noi che avevano esperienza di disabilità, di autismo e praticavano già l’ABA scelta anche da noi per Giuliano, altre erano alle prime armi… ma se è vero che i titoli servono, non fanno poi grande differenza sul campo se non ci metti impegno, cuore, lavoro e ascolto.

Come dico sempre, sono loro a fare “il lavoro sporco”: quello di prendere i nostri figli per mano, guardarne le potenzialità cercando di tirar fuori tutto quanto è possibile, giorno dopo giorno, crisi dopo crisi… senza spaventarsi di fronte all’aggressività della disabilità, senza darsi mai per vinte.

Le mie educatrici vogliono bene a Giuliano: affettuose, premurose, allegre e vivaci, vedono in lui un fiore anche quando ad occhio umano vi è ancora solo un seme.

cartellone con appese foto di Giuliano e delle sue educatrici

Un regalo delle educatrici con le foto dei loro momenti più significativi con Giuliano

Sono care anche con me “le mie ragazze”.
Ci sono momenti in cui la rabbia o le lacrime o la tristezza mal si nascondono dietro al trucco… e loro che mi vedono praticamente ogni giorno sono le prime ad accorgersene e a darmi “una pacca sulle spalle”.

Un caffè: è lui a darti l’occasione per conoscersi, diventare complici, allacciare rapporti con le persone che, nel rivestire ruoli diversi, non possono che avere pensieri divergenti dai tuoi.

E se inizialmente il loro essere naturalmente diverse con mio figlio mi destabilizzava, oggi mi rendo conto che è piuttosto una grande risorsa.
Ognuna di loro ha un modo di fare, un approccio, una qualità che le rende tutte indispensabili: dalla più giovane, di indole allegra, creativa, che osa e sperimenta continuamente, a quella più riflessiva, che osserva i dettagli, studia e che “ci pensa su” prima di dare la sua soluzione mai azzardata, a quella più materna che usa dolcezza, comprensione ma anche costante fermezza, a quella più razionale e pragmatica le cui idee, del tutto originali e viscerali, ne tradiscono l’apparente rigidità.
Ad ognuna va la mia gratitudine, per sempre.

due mani aperte variopinte

L’importanza dei ruoli

Ciò che riesce a mantenere saldo questo gioco di equilibri, sai cos’è? Il rispetto dei ruoli.
Nonostante la confidenza ed il naturale affetto che può nascere tra noi genitori e gli educatori, ciò che non va mai oltrepassato è il ruolo che ognuno ricopre coi suoi naturali confini.
Solo questo permette ad entrambi di preservare la libertà di fare le proprie scelte e di mantenere le proprie diverse posizioni senza minare il rapporto di collaborazione necessario per il bene della persona con disabilità.

Ecco perché io e le mie educatrici stiamo bene insieme: perché ci vogliamo bene ed insieme ne vogliamo a Giuliano, lavoriamo fianco a fianco per il suo bene, abbiamo rapporti confidenziali che mai travalicano il limite, ci si viene incontro senza sentirsi in dovere, ci si scontra con rispetto fino a trovare un punto di incontro… e fuori dall’orario di lavoro, ognuno torna anche emotivamente libero alla sua vita, come è giusto che sia.

Da madre di un bimbo con una disabilità, che conosce bene la fatica, la solitudine e lo sconforto che questa condizione ti sbatte in faccia ogni giorno, dico che è necessario far entrare nella nostra vita più persone possibili in grado di aiutarci, capirci e darci un’occasione di confronto quotidiano… e se sei rimasto solo, sai che possono essere proprio gli educatori la tua ancora in mezzo al mare, non sprecarla.

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