Uno dei tanti pregiudizi nei riguardi dell’autismo, vorrebbe colui che si trova in questa condizione non provare emozioni.
Niente di più sbagliato.
Al contrario, la sfera emotiva è così predominante nella vita di un autistico tanto da condurne, spesso, ogni azione.
Chi conosce mio figlio Giuliano sa di cosa parlo: di emozioni fortemente sentite, talmente tanto che non possono essere trattenute dentro, o che non riescono a trovare la via per uscire fuori.

Le emozioni di un autistico

Certo, l’autismo è una condizione che incide in ogni aspetto della vita della persona, compresa la sfera affettiva ed emozionale.
Le reazioni di un autistico di fronte a un’emozione che prova, ci arrivano spesso come fossero affievolite quando non assenti, oppure inopportune, o incongruenti, o inappropriate, persino insensate a volte.
Ma questo nulla c’entra con la capacità di sentire e vivere interiormente le emozioni.

Invero, chi si trova nello spettro autistico, sia esso a basso o ad alto funzionamento, percepisce le emozioni in maniera molto più forte di come possiamo fare noi neurotipici.

Un autistico convive pressoché costantemente con alti livelli di ansia, numerose ed angoscianti paure, unite spesso alla rabbia proprio per il disagio che sente forte dentro di sé.
Ogni cambiamento accentua le sue ansie e aumenta le sue paure: ha avversione per ogni nuova esperienza, sia che si tratti di un nuovo cibo, sia che si tratti di un diverso oggetto, luogo o orario.

La routine diventa per lui una sicurezza ed un motivo di tranquillità imprescindibili per mantenersi più sereno.
Se cambio di posizione un tavolo in casa, Giuliano ne soffre: si agita e lo spinge di continuo altrove rispetto a dove l’ho messo, e questo nonostante io lo riposizioni ogni volta dove ho deciso che stia.
La stessa agitazione si è presentata quando ho acquistato per lui un nuovo tavolo da gioco: non è bastato che fosse dello stesso colore e pressappoco della stessa dimensione ad evitare di destabilizzarlo… non era quello a cui lui era abituato e c’è voluto qualche giorno prima che lo “accettasse”.

Vi è poi il sovraccarico sensoriale, che per un autistico può comportare un carico emotivo talmente insopportabile tale da essere percepito come dolore fisico.
Chi vive nello spettro, infatti, ha enormi difficoltà nel gestire contemporaneamente più impulsi sensoriali (rumori, suoni, luci, odori) tanto più quando sono eccessivi, ad esempio luoghi affollati o con immagini o con luci molto forti o stimolanti, luoghi rumorosi o con suoni inconsueti o improvvisi,  odori forti o percepiti come intollerabili all’olfatto.

Un autistico vive molto più intensamente ogni emozione che lo attraversa, e questo è un dato di fatto dal quale non si può prescindere nel momento in cui ci si relaziona con lui.

 

temple grandin in una conferenza

Temple Grandin

Le parole di chi lo vive: Temple Grandin

Temple Grandin (*) parlando di sé e dell’autismo ci dice: <<Provo emozioni, ma non sono complicate. Sono semplici. Possono essere veramente felice, arrabbiata, stare male. Quando i bambini mi insultavano, soffrivo molto>>.

E poi <<Il sovraccarico di informazioni fa sì che il soggetto autistico si chiuda in sé stesso o diventi aggressivo. Se il “mondo intenso” provoca risposte emozionali violente come la paura, allora comportamenti apparentemente antisociali non sono altro che la risposta ad un ambiente intensamente e dolorosamente percepito come ostile. Questo accade anche nei soggetti autistici non verbali, che sono molto più coinvolti nel mondo di quello che non sembri>>.

Come dubitarne allora?

 

personaggi film animazione inside uot

Paura, Disgusto, Tristezza, Gioia, Rabbia. Dal film animazione “Inside Out”

Quali emozioni

La gioia, la tristezza, la rabbia, la paura, il disgusto… sono emozioni primarie, presenti dalla nascita e quasi istintive.
Non necessitano di sovrastrutture cognitive o relazionali per essere provate, né sono soggette a variabili culturali o sociali (come accade invece, ad esempio, per la vergogna, la colpa, l’orgoglio).

Nessuno può sottrarsi a queste emozioni, nemmeno un autistico… che, piuttosto, ne viene letteralmente investito come una valanga inarrestabile, di una potenza talmente elevata che il vero problema per lui è riuscire ad esprimerle.

L’emozione più bella che amo vedere in mio figlio? La gioia ovviamente!
Quando è felice il suo sorriso esplode senza contenimenti, le risa si fanno sonore, l’emozione diventa energia che come una molla lo spinge a lanciarsi in un abbraccio forte e vigoroso fino a saltarti addosso, per poi stringerti fin troppo forte, baciarti ed abbandonarsi per un secondo… in qualsiasi momento, in ogni luogo, senza filtri.
E in quell’istante la sua gioia diventa la mia.

 


(*) Temple Grandin, (n. Boston il 29 agosto 1947), professoressa, progettista di attrezzature per allevamenti, ideatrice della “macchina degli abbracci”, è una delle più famose personalità affette da disturbo dello spettro autistico nella sua variante ad alto funzionamento.

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