Ho atteso il mio diventare madre come un’occasione importante ed irripetibile della mia vita, dandole un significato forse tutto mio. È successo anche a te?

Da donna con un’infanzia difficile e dolorosa, segnata dalla malattia di mia madre e dalla sua precoce scomparsa, dalla successiva malattia di mio padre, dall’incertezza di chi si occupasse di me e di come cavarmela, attanagliata dal timore e dalla solitudine emotiva… sapevo bene cosa non volevo per la vita di mio figlio.

Non riuscivo ad immaginare che madre sarei stata, né se sarei stata all’altezza del ruolo: negli anni non avevo avuto la guida di una madre, ma contavo di farmi bastare quei pochi ma potenti insegnamenti che essa era comunque riuscita a trasmettermi in quei sei anni di vita insieme, tra un suo ricovero ospedaliero e l’altro.

Una cosa però la sapevo bene: mio figlio avrebbe avuto tutto ciò che non avevo avuto io.
La sua vita sarebbe stata anche la mia occasione di riscatto e riappacificazione con un’infanzia che mi aveva regalato paure ed insicurezze: tramite mio figlio, avrei donato alla bambina che c’è dentro di me ascolto, rassicurazione, protezione, fiducia, sogni ed amore, curando quelle ferite che ancora oggi porto dentro.

Ma se la vita se ne frega di ciò che vuoi o desideri tu, dandoti al suo posto quello che decide lei per te, lasciandoti solo a fare i conti con il tuo fardello interiore?

Quando la tua occasione sembra svanire

Mio figlio Giuliano è nato con una grave malattia metabolica.
In pericolo di vita dopo sole 48 ore dalla nascita, abbiamo passato i suoi primi due mesi ricoverati in ospedale, pregando che ne uscisse vivo.
Superato questo periodo, abbiamo vissuto altri due anni in cui non abbiamo fatto altro che entrare ed uscire dall’ospedale.
Quelli che sono stati i primi segnali di un ritardo motorio e cognitivo, nel tempo si sono trasformati in una diagnosi di spettro autistico, aggravando così il quadro clinico della sua patologia cronica, invalidante e senza cura.

La mia idea di maternità? Non sapevo neanch’io che fine avesse fatto.

Io e mio marito non eravamo genitori come gli altri, né sapevamo cosa ci aspettasse… ed eravamo terrorizzati… ed eravamo arrabbiati… ed eravamo soli con nostro figlio, insieme al mio profondo senso di impotenza, incapacità e voglia di fuggire.

La mia occasione di riappacificarmi con la mia “bambina interiore”, di farle vivere l’infanzia che non aveva avuto, svaniva ad ogni colloquio con i medici.
Una perdita, questa, che si aggiungeva a quella più profonda e narcisista di non essere stata in grado di partorire un figlio sano “come tutti sanno fare”.

I sentimenti non sono mai stolti né casuali, né vanno ostacolati per quanto forti essi siano… e sì, sono questi i sentimenti che ho avuto nel cuore per molto tempo.

io giuliano e la mia bambina interiore
Io e Giuliano… finalmente a casa!

Come ti sbagli…

Ho messo a tacere per molto tempo la mia “bambina interiore” per scansarne le urla di spavento, ma è proprio quando il gelo si scioglie e la neve cede al sole, la terra restituisce alla luce ciò che credevi fosse ormai sepolto per sempre.

Se hai il senno e l’umiltà di chiedere aiuto, se non ci stai a diventare il fantasma di te stesso o a sopravvivere piangendo un giorno dopo l’altro, la speranza che questa vita abbia in serbo uno spicchio di felicità anche per te non potrà che tornare, sempre.

Quella vita che sentivo ingiusta e spietata con me persino nella maternità, mi aveva invece dato molto, primo fra tutti l’amore che mi lega a mio marito e a mio figlio.
Ed è stato proprio nel momento in cui ho riconosciuto ciò che di prezioso avevo nella mia vita, che ho imparato a riconoscere ogni occasione di felicità che avevo… ed a curare la mia bambina interiore.

Per mio figlio ho scelto di mollare tutto quello che negli anni avevo costruito con passione e sacrificio, di lavorare con e per lui per ottenere ogni progresso possibile, di restargli accanto con tutto l’amore e la dedizione di cui sono capace.
Non c’è giorno che non ci sia per Giuliano pazienza, costanza, accoglienza, comprensione, accettazione, indulgenza, fermezza, sicurezza, protezione, coccole, risate, futuro… ed ogni giorno la “piccola Romina” che ero trova finalmente l’amore di cui aveva bisogno, mentre la mamma che sono trova la forza e la linfa per ricominciare sfida dopo sfida.

Anche se ti senti diverso, in lotta continua per tuo figlio, derubato del futuro lui e della libertà tu, o se ti senti braccato da questo mondo nel quale non c’è posto per chi vive la disabilità, ricorda a te stesso chi sei davvero: sei una guida, un esempio, un educatore, le radici, l’amore ed il futuro di tuo figlio… forse l’unico che può avere.

La tua genitorialità? È amore incondizionato e senza fine… ed il tuo bambino interiore è orgoglioso di te.

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