Sì è vero: io sono e mi sento una mamma per molti aspetti diversa dalle altre, con problematiche educative e di crescita del tutto differenti e lontane da quelle dei più: io temo costantemente per la vita di mio figlio, lotto per microscopici progressi cognitivi, mi impegno per mesi per il raggiungimento di una seppur piccola autonomia… insomma, so quanto la mia vita è dedicata a far star bene mio figlio, reso disabile da una malattia rara e dalla derivata neuro diversità.

Sono diversa, è vero… ma pur sempre una mamma in mezzo alle mamme!

Non mi isolo, non mi chiudo nel mio mondo diverso, non evito il confronto o di chiedere riguardo cose che non mi riguardano né mi riguarderanno mai come genitore… forse perché il mio essere madre ha bisogno di andare oltre i pensieri ed i discorsi sulle terapie, la riabilitazione, i farmaci, il dopo di noi… forse perché ho comunque il desiderio di avvicinarmi – passami il termine – alla normalità, anche se solo attraverso i racconti degli altri sullo sport, la scuola o le feste di compleanno… forse perché anch’io vorrei sentirmi una madre come le altre, in una vita che ha ben poco a che fare con le loro.

Anche se per indole io sia una persona curiosa di ciò che mi circonda ed aperta alla vita degli altri, quest’anno è stato quello in cui sono riuscita a farlo a pieno, con spontaneità e fiducia, anche verso il mondo delle altre mamme da me… ed è stato quello più bello… ed è stato quello più deludente.

una signora tiene per mano una bambina che si piega a tera

Più bello perché…

Nel mio vivere immersa nella disabilità, e poco in mezzo al mondo dei più, mi sono sorpresa nel trovare nelle altre mamme la voglia di conoscere me e mio figlio, ed il desiderio di guardare dentro ad una finestra scomoda e a loro sconosciuta, come quella della disabilità.

Il loro ascolto, curioso e rispettoso, insieme alla mia voglia di parlarne, hanno saputo dar vita a quello che tanto viene sbandierato a parole ma spesso tradito nei fatti: l’inclusione, che nasce proprio da questo primo e necessario passo della conoscenza dell’altro da sé.
Una condizione che, anche se può sembrare impossibile, invero riguarda non solo la persona disabile, ma anche ogni membro della sua famiglia.

E dopo tanto tempo, finalmente, mi sono sentita in mezzo alle altre mamme semplicemente per ciò che sono: una mamma anch’io.

tre ragazze col corpo dipinto di blu e da disegni fluo addosso, di cui una di spalle

Più deludente perché…

Sai qual è la cosa più preziosa tra la maggior parte delle mamme che vivono la disabilità dei propri figli? La collaborazione, lo scambio di informazioni, l’essere coese nelle battaglie, che siano o meno corrispondenti ad un interesse personale… nella certezza indiscussa che solo l’unione fa la forza.

E non sai che rammarico nel non ritrovare lo stesso spirito di gruppo tra le altre mamme.
Tra di loro, piuttosto, trovo spesso l’atteggiamento opposto: la maggior parte sembra essere vittima della società di oggi, che ci vuole tutti prestanti, bravi a scuola e primi nello sport, pieni di amici all’apparenza e soli nel momento del bisogno, oltre che fortemente individualisti.

Che peccato che queste mamme non vedano oltre ai confini di casa propria, che non si adoperino per l’altro da sé… per il più debole, per il bullizzato, per l’escluso, per chi resta indietro a scuola come nella vita.
Sarebbero battaglie semplici da affrontare e vincere, se fatte tutti insieme, unendo la forza delle idee di ognuno per il benessere di tutti.

Di fronte alle difficoltà di qualcuno, piuttosto, sono forti con le parole nel fomentare rabbia e malcontento nel gruppo, fingere un intento comune, per poi lanciare il sasso solo quando non osservati e ritirare la mano, magari nascondendosi dietro l’ombra dell’altro.

Le guardo, e ai miei occhi sono sole: in continuo conflitto tra il bisogno di esibire forte la propria voce e il timore di parlare davvero, perennemente schiave della paura di esporsi… se non per sé stessi poi, figuriamoci per gli altri.

mani unite di ragazzi con tatuaggi colorati al braccio

Le altre mamme da me che adoro…

Ma tra la moltitudine, trovi sempre quelle eccezioni che ti fanno sentire forte quel sentimento di appartenenza, di comunione e di empatia che dà senso al vivere insieme.

Sono mamme e donne toste queste: di quelle con lo sguardo fiero, che ti guardano dritto in faccia, che dicono chiaramente ciò che pensano, che si schierano, che lottano e soprattutto che danno seguito alle parole coi fatti, mantenendo una coerenza oramai rara fra le persone.

Sono mamme dai sentimenti forti, che hanno l’ardire di portare avanti i valori in cui credono e che, per questo, si espongono per sostenere ciò che sentono giusto e non solo per salvare sé stessi.
Se le incontri, segui il consiglio: tienile strette a te.

Sono fermamente convinta che, ora più che mai, sia necessario far fronte comune alle difficoltà della vita ed ai pericoli che circondano i nostri figli ed alle loro fragilità, siano esse conseguenza o meno di una disabilità.

Ogni volta che sarà necessario, alza la testa, prendi una posizione e sii coerente con ciò che professi… non rintanarti nei confini di casa tua… e non pensare mai che un torto che non è toccato a te non ti riguardi… perché davvero “la vita è come una scatola di cioccolatini e non sai mai quel che ti capita”.

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